La nuova direttiva europea a tutela dei consumatori

Recentemente è stata approvata la nuova direttiva UE n. 771 del 2019 sulle garanzie nella vendita di beni di consumo, con l’intento di superare la problematica frammentazione che ancora caratterizza il diritto degli Stati membri in materia e migliorare così il funzionamento del mercato interno.

Già a partire dalle definizioni, nella direttiva sopra citata, si individuano delle importanti novità, in particolare la nozione di “bene” risulta ora comprensiva anche dei cosiddetti “beni con elementi digitali”, ed è accompagnata dalle nuove definizioni di “contenuto digitale” e “servizio digitale”.

Viene poi sottolineata l’importanza di assicurare una maggiore durabilità dei beni allo scopo di raggiungere modelli di consumo più sostenibili e un’economia circolare.

Di particolare rilevanza è l’esplicita considerazione dei vizi giuridici che dovrebbero ora essere ritenuti rilevanti ai fini della determinazione della conformità dei beni venduti.

La nuova direttiva esclude poi la possibilità per il consumatore di determinare la risoluzione in caso di lieve entità del difetto.

In ogni caso, ciò che costituisce la principale novità di questa riforma, è l’introduzione, all’art. 16, della possibilità per il consumatore di far valere in via stragiudiziale la risoluzione del contratto mediante una semplice dichiarazione rivolta al venditore in cui esprime la sua volontà di risolvere il contratto di vendita.

Per quanto riguarda invece la responsabilità per difetto di conformità del bene, contrariamente alle aspettative, il legislatore comunitario non ha introdotto l’azione diretta nei confronti del produttore, rispetto al quale il consumatore può agire solo in via extracontrattuale, per il danno sofferto in ragione dei vizi della cosa. Pertanto, l’azione contrattuale resta esperibile esclusivamente nei confronti del venditore finale, che deve rispondere personalmente al consumatore.

Nemmeno l’eventuale prestazione di una garanzia convenzionale da parte del produttore, infatti, può costituire una deroga al principio fondamentale ribadito dalla sentenza della Cassazione n. 18610 del 2017, in cui si legge che “il cliente finale (consumatore) non può agire direttamente verso uno qualsiasi dei soggetti della catena distributiva, ma deve necessariamente rivolgersi al suo immediato venditore (venditore finale) ultimo anello della detta catena e suo dante causa”.

Con riferimento all’onere della prova, è riconfermato il principio secondo cui spetta al venditore dimostrare l’inesistenza del vizio al momento della consegna, ma viene esteso il termine di presunzione: l’art. 11 della nuova direttiva, infatti, stabilisce che “Qualsiasi difetto di conformità che si manifesta entro un anno dal momento in cui il bene è stato consegnato, si presume che fosse sussistente al momento della consegna del bene”.

Gli Stati avranno tempo fino al 1° luglio 2021 per adottare le misure necessarie per conformarsi alla nuova direttiva, tali disposizioni saranno quindi applicabili a partire dal 1° gennaio 2022.

Per maggiori informazioni, contattaci subito.

 

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By |2021-01-14T08:39:59+00:00January 14th, 2021|Non categorizzato|
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