Cybercrime: un fenomeno in continua crescita

Nell’ultimo anno si è registrata una crescita esponenziale dei fenomeni di Cybercrime: la Polizia Postale ha rilevato un incremento del 246% degli attacchi contro le infrastrutture critiche (danneggiamento, interruzione del servizio, furto di dati a scopo estorsivo) e un incremento del 78% degli indagati.

Si manifesta così la particolare vulnerabilità dell’Italia – quattordicesima tra i paesi europei per grado di esposizione al rischio – dove vi è ancora una scarsa maturità organizzativa poiché gli investimenti in cybersecurity vengono percepiti, dalle aziende ma anche dalle istituzioni, solamente come costi.

Nel 2020 poi, l’impatto economico della pandemia ha determinato una riduzione dei budget disponibili per la sicurezza informatica costringendo così il 19% delle imprese italiane a diminuire i propri investimenti in cybersecurity.

Non solo vi è stato un aumento del numero di attacchi informatici, ma anche la qualità degli stessi appare in rapida trasformazione, orientandosi sempre più verso il cosiddetto “Big game hunting” (caccia alle prede più grosse), come hanno dimostrato gli attacchi a Campari, Enel, Luxottica e Geox, per citarne solo alcuni.

Conseguenza diretta di tale fenomeno è ovviamente il rialzo dei riscatti – che purtroppo vengono pagati da una vittima su quattro – la cui media è aumentata del 47% tra il primo e il secondo semestre del 2020.

Particolarmente problematica è anche l’individuazione degli hacker, i quali sempre più spesso chiedono il pagamento del riscatto in criptovalute difficilmente tracciabili, come ad esempio il bitcoin, moneta virtuale che permette di identificare l’estorsore solamente quando viene convertita in denaro reale, e che potrebbe anche non emergere mai, considerato che – pur non essendo ancora giuridicamente regolamentata – essa viene sempre più sdoganata come vero e proprio mezzo di pagamento.

Di fronte ad un fenomeno di criminalità informatica in continua evoluzione, nella quale ormai operano decine di gruppi criminali organizzati transnazionali – con notevoli abilità tecniche – gli strumenti a disposizione degli investigatori risultano a dir poco inadeguati, ragione per cui sarebbe opportuno provvedere a una regolamentazione normativa che obblighi anche le piattaforme di compravendita di criptovalute a rendere trasparente la loro attività, allo stesso modo degli intermediari finanziari.

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By |2021-02-19T17:22:24+00:00February 19th, 2021|Diritto dell'informatica|
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