Confermata la multa a Google per abuso di posizione dominante

Lo scorso 10 novembre la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha respinto il ricorso di Google contro la decisione del 27 giugno 2017 con cui la Commissione aveva condannato la multinazionale statunitense al pagamento di una multa di 2 miliardi e mezzo di euro per abuso di posizione dominante sul mercato dei servizi di ricerca online in 13 paesi europei, confermando la multa nel suo intero importo.

L’azienda americana era stata accusata di favorire il proprio servizio di comparazione dei prezzi privilegiando in termini di visualizzazione e posizionamento i risultati provenienti dal proprio servizio di comparazione rispetto a quelli dei servizi concorrenti, anche se migliori.

Considerata l’importanza del traffico generato dal motore di ricerca di Google, la tendenza degli utenti di concentrare la propria attenzione solo sui primi risultati e la grande percentuale di traffico deviato, la Corte ha ritenuto che la pratica di Google fosse effettivamente idonea a pregiudicare la concorrenza sul mercato in questione.

Tale disparità di trattamento risulta particolarmente grave alla luce del fatto che allo stato la pagina dei risultati generali di Google presenta le caratteristiche di un’infrastruttura essenziale, in quanto non esiste attualmente alcun potenziale valido sostituto.

Sul punto la Corte precisa che accedendo al servizio successivamente offerto da Google per migliorare il proprio posizionamento nelle visualizzazioni, dietro pagamento di un prezzo, i concorrenti sostanzialmente cessavano di essere tali e divenivano a loro volta clienti di Google.

Con riferimento agli effetti della pratica contestata, sono state ritenute corrette le osservazioni della Commissione secondo cui la quota di traffico dei servizi comparativi per l’acquisto dalle pagine dei risultati generali di Google non poteva essere sostituita da altre fonti di traffico, quali la pubblicità o le applicazioni mobili, con la conseguente possibile  scomparsa dei servizi di comparazione dei prezzi nonché una minore innovazione sul mercato e minore scelta per i consumatori, caratteristiche tipiche di un indebolimento della concorrenza.

Infine, la Corte ha respinto le argomentazioni di Google relative alle pretese caratteristiche pro-concorrenziali della propria condotta abusiva affermando che la stessa non risulta controbilanciata da altri effetti benefici, quali il miglioramento dei servizi di ricerca, né da guadagni di efficienza sufficientemente idonei a contrastare gli effetti negativi sulla concorrenza.

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By |2021-11-14T11:34:44+00:0014 Novembre, 2021|Antitrust, News, Non categorizzato|
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